Valentina Torrese, libero della nostra serie A2 Barricalla Cus Torino Volley si racconta in un’intervista a lei dedicata in seguito all’ennesimo successo accademico: il superamento di un Master in Psicologia dello Sport con votazione 110. In questa intervista Valentina esprime i valori che da sempre accompagnano l’attività del Centro Universitario Torinese ossia conciliare lo studio e la carriera universitaria con lo sport di alto livello.

Da quanti anni giochi a pallavolo? Hai praticato altri sport nella tua vita?

Mi chiamo Valentina Torrese, ho 25 anni, nata a Rivoli, città in provincia di Torino. Sono una pallavolista e giocatrice della serie A2 del Barricalla Cus Torino Volley.
Pratico questo sport da più o meno 17 anni, ho iniziato da piccolina e non ho più smesso.
Da piccola ho provato diversi sport come nuoto, ginnastica artistica e anche calcio, giocando per due anni nella categoria pulcini con bambini di 1 anno più grande di me. In quegli anni giocare a calcio per una bambina non era tanto comune e nonostante fossi portata e mi piacesse molto, quando compii 9 anni, mia mamma, ex pallavolista, mi portò in una palestra di pallavolo e da lì mi innamorai dello sport che ha segnato tutta la mia vita. Con la pallavolo sono cresciuta e senza di “lei” probabilmente non sarei la stessa persona che sono ora.

Il tuo percorso di studi è costellato di interessanti ricerche e studi sullo sport e sul movimento, puoi dirci qualcosa di più?

È vero, in questi anni ho fatto due studi sperimentali in ambito sportivo.
Il primo studio, eseguito in occasione della mia tesi magistrale è stata per me una vera e propria esperienza formativa.
Tramite la somministrazione di un test, nato a livello aziendale, ho eseguito un’analisi delle attitudini comportamentali di giocatrici di serie A1 femminile di pallavolo.
I risultati sono stati sorprendenti e hanno rappresentato una risorsa preziosa per le giocatrici che si sono confrontate con le analisi dei propri profili comportamentali e per la Società sportiva d’appartenenza che ha avuto a disposizione l’analisi completa del gruppo squadra.
Il secondo studio invece, realizzato in occasione della tesi finale per un Master in Psicologia dello Sport ha visto la partecipazione di settori giovanili di diverse società di pallavolo, tra cui il Centro Universitario Sportivo Torinese. Anche in questo caso è stato somministrato un test, questa volta rivolto ad atleti e allenatori, con l’obiettivo di valutare l’influenza della leadership dell’allenatore sui propri giocatori.
Non sempre per un giovane è facile confrontarsi con il proprio allenatore e non sempre per un allenatore è facile comprendere cosa passi per la testa di un giovane. Questo studio ha dato la possibilità agli allenatori delle numerose squadre che hanno partecipato al progetto, di confrontarsi con la visione dei propri atleti, relativa al proprio modo di allenare e avere così una maggiore consapevolezza dei bisogni e delle esigenze del team.

Come sei riuscita a conciliare gli impegni pallavolistici di alto livello con lo studio?

Devo dire che studiare in questi anni non è mai stato un peso perché ho scelto quello che stavo facendo e volevo farlo al meglio.
Sono grata allo Sport per i forti valori che insegna e con cui mette alla prova i giovani.
Mi sono laureata in Scienze Motorie proprio perché sentivo di voler fare parte di questo mondo che educa e aiuta i ragazzi a diventare adulti migliori.
Penso che lo sport aiuti anche in questo perché insegna fin da piccoli il rispetto per le norme, per gli orari e per la disciplina a cui dedichi il tuo tempo. Una volta si diceva “prima il dovere e poi il piacere”… Imparare a non perdere tempo e focalizzarmi su ciò che dovevo portare a termine, per poi andare a divertirmi in palestra è stato per me uno degli insegnamenti fondamentali che mi ha lasciato lo sport.
La Passione e la Volontà sono gli altri due presupposti imprescindibili che mi hanno permesso di portare avanti studio e sport senza mai perdere tempo.

Hai da poco ultimato un Master in Psicologia Sportiva, con votazione 110! Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sì, oltre allo sport l’altra mia più grande passione è la Psicologia, disciplina che mi ha da sempre affascinato e a cui mi sono avvicinata in autonomia. Negli anni mi sono resa conto che alcune letture e alcune tecniche di gestione dei pensieri e allenamento mentale riuscivano a migliorare il mio modo di affrontare le competizioni e di conseguenza le mie prestazioni. Ciò mi ha dato modo di riflettere sullo stretto legame esistente tra psicologia e sport e mi ha stimolato ad approfondire tali tematiche.
Timothy Gallwey, famoso coach e scrittore americano, sostiene che per ogni sport esistono due partite da giocare: “una contro l’avversario e una nella nostra testa.”
Da studiosa, ma soprattutto da giocatrice ho incominciato a pensare come mai fin da piccoli veniamo istruiti e allenati tanto su competenze tecniche e tattiche e così poco su quelle mentali.
Fu infatti con tale idea che decisi di iscrivermi al Master Universitario in Psicologia dello Sport. Per il futuro i miei progetti prevedono di approfondire ulteriormente tali tematiche, magari anche all’estero e il mio sogno è poter contribuire allo sviluppo in Italia di tale settore ad oggi ancora poco accettato e compreso.